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I diari di una cella 2

marzo 8, 2018

La stanza ha anche un bel balcone che guarda su un parco.

Molto silminnieenzio. Il clima non è ancora primaverile ma ieri nonostanste i 2 gradi il sole era apparso. Oggi è di nuovo grigio. Il latte è buono, il cibo della mensa meno. La cella è quella che ci chiudiamo intorno.. Non importa se è di 200 metri quadri o di 30. Ho cominciato le lezioni e come sempre provo divertimento a insegnare. Non so se apprenderanno qualcosa, ma pazienza. Oggi voglio informarmi sulla piscina. Oggi è l’otto marzo. Sono una donna. Sono un professore. Sono in un paese straniero.  Herr Professor si dice per gli uomini, chissà come si dice per le donne.

Mi sono comprata una bella tazza azzurra. Perchè fare colazione in una bella tazza è un piacere irrinunciabile, a ogni latitudine.

Penso alle mie amiche in giro per il mondo, in svezia, norvegia, olanda, america. Alle loro celle e alle loro felicità. Stamani mi hanno detto che giarrestyle è un role model, giarrestyle è chi pensa sempre a fare quello che le piace e non pianifica nè per potere nè per soldi. Il mio rolemodel è invece chi fa progetti ed è più practical. La prima domanda che mi hanno fatto quando sono arrivata è: tu cosa vuoi ottenere da questo viaggio? La risposta stentava a venire.

Enjoy the music? potrebbe essere una risposta. Enjoy it!!!

 

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I DIARI DI UNA CELLA

marzo 5, 2018

ARRIVO con un taxi che mi parla nella sua lingua.. e alla fine mi chiede se sono mai stata qui e io gli dico la prima volta al che mi rimarca che qui non è la città ma la periferia…

trovo la mia cameretta con bagnetto e miinicucina

vado a piedi al vicino supermarket che essendo vicino e’ anche molto caro e compro asciugamano, tazza, bicchiere, piatto, padella, pentola, posate la spesa etc….

la moka me la sono portata da casa

questa e’ una residenza per studenti o visitatori, spartana come puo’ essere senza wifi, ma con un cavo internet..

oggi stasera sto qui sistemo cucino mangio qualcosa

penso..

le prossime tre settimane  questa sarà la mia casa

 

Heels

febbraio 16, 2018

La prima volta che mi sono provata un paio di scarpe coi tacchi ero in gita a San Francisco. Era il 2006 avevo ‘solo’ 46 anni!! In quel periodo di sabbatico a Santa Barbara ero andata con Claudia Francesca e una loro amica (loro erano dottarande di Firenze che passavano il periodo all estero a Los Angeles presso USC) e avevano quasi vent’anni meno di me. Organizzammo questa gita con una macchina in affitto e andammo a dormire nell’ostello.. questa loro amica americana indossava tacchi altissimi come fossero flip-flop . Io ragazza degli anni settanta cresciuta con modelli femministi in zoccoli (mia sorella) o volontarie della croce rossa o dell’unitalsi, donne di sostanza, maturata in mezzo a ingegneri, scarpe grosse e cervello fino , avevo sempre associato i tacchi a un modello di donna effimera, casalinga di pubblicità coi capelli gonfi anni sessanta o starlette del cinema, da cui avevo sempre cercato di tenermi a debita distanza.

E così frutto dei miei tempi ero arrivata alla tenera età di 46 anni senza avere mai indossato i tacchi.

Quel giorno a San Francisco le chiesi di farmeli provare e mi accorsi che non ci riuscivo nemmeno a stare sopra..

Due anni dopo con la mia shopper ( Roberta di dieci anni più giovane) mi comprai il mio primo paio di sandali .. alti .. avevano la zeppa come si usava allora erano rossi e alti..

A una suA festa dopo varie olive mentre ballavo caddi persino ( ma ogni oliva era un Martini !!)

Da allora ne ho comprate tante di scarpe con tacchi più o meno alti …

M~

febbraio 1, 2018

Il tempo scorre per lei lungo curve e piani ripiegati un attimo lunghissimo e un anno brevissimo si susseguono Il tempo di Mathilda e’ un intervallo fra due eventi due estati due fidanzati due viaggi due città. Quello che sta in mezzo e’ un attimo una corsa dimenticata che può durare anche diciotto anni. Le persone attorno a lei hanno una scala diversa più lineare fatta di ore giorni che si susseguono in intervalli esatti scanditi dal giorno e dalla notte

L’ieri di M~ può essere così lontano da perdersi nelle memorie degli altri, ma essere per lei imbattuto di ciglia.

In questo continuo sguardo al mondo con una diversa percezione dell’oggi niente ha il senso di una conquista o di un fallimento

Treni aerei macchine piedi mezzi e veicoli Skype tutti mezzi perché anche lo spazio si avvicini tra un salto temporale e l’altro

La sua vita e’una nuvola in continua trasformazione

M~

gennaio 28, 2018

Mathilda was lost in her folded linen, memories of the past and experiences of the present, all joined in a sequence of folded piles of thoughts.. Because of the folding faraway events were so close to the everyday feelings that sometimes she was not capable of unfolding the time…

Mathilda was called MATH when she was little, for her capacity of modeling the fold of time and her unique capability of counting and knowing always the answer to the most impossible equations..

Them she was called TILDE, because of the error in estimation the exact time, the uncertainty that sometimes was affecting her evaluation of reality.

M~ this is how she was signing all her emails and documents since a time that was lost back in the past.

Her thinking was never linear or straight.. she followed the hundred of folding of her mind and mixed everything as a continuous dream… where people which have never met were encountering in places they have never visited and together they create new realities.

 

 

 

A story for the APP TAPPETINA

gennaio 26, 2018

This is the story of an invention that I’ve made with my friend and colleague Ilenia. We are two researchers in Italy and we work in control and telecommunication. A few years ago we were told by a famous person to ‘invent’ something that could be helpful for the blind people. We designed an APP that helps them navigating and walking in unknown place, giving direction through a smartphone vibrating and recognizing a painted line on the floor.. We have been working on this idea since then, we involved other people and we founded a startup called In.sight. The app is called ARIANNA. Arianna is the Italian name of the mythological figure ARIADNE, who helped THESEUS exiting the labyrinth and escaping from the Minotaur. Two women, sometimes Tappetina, sometimes scientist, sometimes just a wife or a mother,  invented a superhero named  ARIANNA to help people to be HEROES… and walk by themselves exiting the everyday labyrinth that is an unknown location or a museum or a city.

To be published on the app TAPPETINA  available on app store and google play.

see also 

and

https://tappetina.com/blog/

 

 

Paliemmo

gennaio 13, 2018

Ieri ho fatto un esame a un ragazzo che aveva fatto la triennale a energetica a Palermo

Parlando con lui di Palermo mi sono accorta che cominciavo a soffrire del mal d’Africa

Quei colori quel cielo azzurro quell’aria cristallina il traffico lo sporco .. gli emigranti .. i colleghi buoni .. le amiche

Nella vita si va sempre avanti e rimangono dentro delle sensazioni miste a ricordo miste a mattoncini di te che non basta guardare avanti per non sentirle

La prossima settimana scendo a Palermo .. quello che era un gesto settimanale e’ ora diventato un evento ..

voglio godermi ogni attimo ogni angolo ogni sensazione

Come un ex fidanzato/marito di cui si ricordano solo le cose belle

a piccole dosi mi prenderò solo quelle

Sono contenta che vado a Palermo !!!